Caffè Basaglia

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Caffè Basaglia Il Caffè oltre confine In seguito sono stati adibiti ad opificio militare e, in ultimo, hanno ospitato alcuni studi di psicologia.

Permanently closed.

Il Caffè Basaglia nasce:

- per proporre e attivare cambiamenti dal basso e dall'interno;

- per dare visibilità e opportunità alle fasce deboli (in questo caso persone con problemi psichiatrici e le loro famiglie, etc.);

- per attivare una scuola territoriale permanente rivolta alla cittadinanza per informare e sensibilizzare sul tema della salute mentale, con partecipazione di tutti gli attori

coinvolti (pazienti, familiari, volontari, operatori, privato sociale, associazioni);

- per la creazione di una cultura delle diversità e della mescolanza che permetta il lavoro di rete sui vari pregiudizi e permetta di attivare le risorse della comunità territoriale anche attraverso momenti di scambio formativo, con Docenti, Istituzioni e testimoni provenienti dai paesi extracomunitari;

- per promuovere cultura, informazione ( ad esempio con la televisione di quartiere e sul web) e dare spazio per le singole specificità intese anche come scambio di conoscenze e competenze (corsi di danza, di musica di cucina e video);

- per lavorare in rete con le Istituzioni con proposte e modalità condivise e partecipate;

- per occuparci dell'America Latina come importante laboratorio di cantieri sociali e promuovere scambi con le realtà di quei paesi con cui abbiamo già importanti contatti (Argentina, Messico, Cuba, Colombia e Bolivia). A quasi trentanni dalla chiusura dei manicomi non sempre si è riusciti ad attuare quella saldatura con la comunità locale che era negli intenti del legislatore: strutture ancora troppo scollegate dalla cittadinanza rendono difficile il lavoro di prevenzione e di inclusione che segua il lavoro clinico delle strutture sanitarie in un'ottica di integrazione tra reti formali e informali. Ciò azzera la possibilità per la persona colpita da malattia psichiatrica di fare esperienza della vita perché la malattia la porta ad un isolamento sociale ed affettivo, acuito anche dal pregiudizio rispetto alla malattia mentale. Da queste premesse (necessità di entrare in rete per creare soluzioni lavorative creative, riscoprire il piacere come strumento "terapeutico", orizzontalità nel senso di evitare per quanto possibile ruoli e gerarchie) nasce la nostra storia che ora vi raccontiamo. In tutte le strutture psichiatriche esistono laboratori di cucina con il proposito di acquisire autonomia, e di qui i gruppi-pranzo dei centri diurni o i corsi "alberghieri" in borsa lavoro. Il risultato finale è che chi vive in famiglia difficilmente avrà spazio e voglia per cucinare a casa, e chi vive da solo ha problemi troppo grandi per mettersi allegramente ai fornelli quando piomba nella solitudine della sua casa. Inoltre molto difficilmente potrà usare quanto imparato perché le logiche ed i tempi del lavoro non si sposano con i tempi e le difficoltà di chi soffre di un problema psichiatrico. Il locale, bar e ristorante, si trova a Torino in Via Mantova 34, negli spazi che hanno ospitato gli studi cinematografici Pastrone, culla del cinema italiano. Ci sono voluti oltre sedici mesi di lavoro, in massima parte volontario, per trasformare un insieme di diversi piccoli ambienti nell'attuale locale. Alla fine del 2006 abbiamo lanciato una campagna di azionariato popolare con la quale abbiamo raccolto, impegnandoci a renderli, quasi duecentomila euro utilizzati per la ristrutturazione. Una grande cucina, un salone bar con un soppalco dalle stesse dimensioni, una sala per riunioni ed una per i concerti e gli spettacoli teatrali. Data la funzione per la quale sono nati, i locali hanno soffitti molto alti e una terrazza di 150 m2. La terrazza funge da dehors e vorremmo da cinema all'aperto. Vi lavorano a turno, come camerieri ed aiuto cuochi, una ventina di pazienti, quasi cinquanta sono i volontari, due barman e un cuoco di professione. Il locale, fa parte del circuito Arci, ed è accessibile a qualsiasi associazione o singolo cittadino nell'intento di creare uno spazio fisico che funzioni da cantiere sociale, come laboratorio di pensiero in cui associazioni territoriali e singoli cittadini possano recuperare le funzioni proprie del territorio (solidarietà, informazione, partecipazione). Non a caso ci auto fregiamo del pomposo ed impegnativo titolo di "Centro di animazione sociale e culturale delle comunità".

19/06/2022

Il Caffè Basaglia è definitivamente chiuso! Grazie a tutti coloro che hanno condiviso dieci anni di emozioni.

03/02/2021

❝ C'è un punto in cui il dolore incontra la bellezza e diventa poesia. Il Caffè Basaglia era quel punto. ❞

09/09/2020

Burattini al Borgo Medievale. Omaggio a De André all'Off Topic. Samuel in "Golfo Mistico" live Acustico /Elettronico all'Hiroshima Sound Garden

13/06/2020

Aiuta il Caffè Basaglia a riaprire. Versa il tuo 5 per mille della dichiarazione dei redditi a favore del Caffè Basaglia.
I dati da riportare sono i seguenti:
CAFFE' BASAGLIA A.P.S. Via Mantova 34, Torino.
Codice fiscale 97637440013 Partiva iva 10093250016.

Grazie e arrivederci al Basaglia!!!

Fra quei luoghi c’è anche il Caffè Basaglia, alcune foto dedicate al locale verranno esposte al Cinema Ambrosio a partir...
05/02/2020

Fra quei luoghi c’è anche il Caffè Basaglia, alcune foto dedicate al locale verranno esposte al Cinema Ambrosio a partire dal 28 febbraio, serata dello spettacolo su Arturo Ambrosio.

>> https://facebook.com/events/s/il-dominio-del-meraviglioso-sp/801069227033944/

Che rimane di Arturo Ambrosio? 🔎

Dietro ad ogni nostro spettacolo c’è una ricerca, uno studio dei materiali: di “quel che resta” della storia ancora prima di raccontarla.

▪️ Un ringraziamento speciale va alle giovani fotografe Eva Petrillo e Chiara Agostinetto che hanno donato tempo, energia e professionalità per realizzare un’esposizione dedicata agli spazi contemporanei di Torino che una volta erano luoghi d’arte appartenenti all’Ambrosio Film.

Presto, all’Ambrosio Cinecafè! ✨
>> https://facebook.com/events/s/il-dominio-del-meraviglioso-sp/801069227033944/

Ph. Chiara Agostinetto Photography

Domenica 2 febbraio, alle 18,30, al circolo Arci La Cricca, in via Giulio 25/B, serata e cena di solidarietà per finanzi...
29/01/2020

Domenica 2 febbraio, alle 18,30, al circolo Arci La Cricca, in via Giulio 25/B, serata e cena di solidarietà per finanziare un progetto contro lo sfruttamento sessuale in America Latina, organizzata dal Caffè Basaglia. Per l'occasione, presentazione del libro di Teresa Canone "I girasoli di Liliam". Prenotazioni al 339/3006884 ,anche con Whatsapp, o allo 011/5211653.

Nel suo libro, Teresa Canone narra la sua storia di bambina di strada, nata e vissuta fino ai quindici anni in una Favela di Recife – Brasile.
Il tema del libro è molto forte e purtroppo, sempre attuale, la tratta di esseri umani a scopo di traffico di organi, prostituzione minorile, violenza, schiavitù. Liliam ha vissuto ciò che milioni di bambini continuano a vivere, soprattutto nel sud ed est del mondo, ma il suo è un caso più unico che raro in quanto è riuscita a scampare ad una morte sicura, sia per le violenze subite, sia per l’uso delle droghe alla quale l’hanno costretta sin dalla più tenera età, sia per i suoi tentativi di farla finita come unica via d’uscita…
Dopo anni vissuti in schiavitù e sfruttamento nel suo Paese, è stata venduta ad un’organizzazione criminale operante in Europa e a quindici anni è stata introdotta in Germania dove ha vissuto ancora da schiava per un paio d’anni fino alla liberazione per opera della Polizia locale che da tempo era sulle tracce di detta organizzazione.
Inizia una nuova vita per Liliam ma è ancora una strada tortuosa, molto tortuosa. Non è facile vivere la libertà quando la libertà non la si è mai conosciuta. Lo stesso vale per le relazioni, praticamente impossibile avere relazioni sane quando si conoscono solo rapporti malati. Difficilissimo amare quando si è ricevuto solo dolore. Ma Liliam è sopravvissuta a tutto questo, forse, grazie ad un sogno che ha sempre mantenuto dentro di sé, quello di diventare pasticcera e di scoprire cos’è la felicità… malgrado tutto.
A Torino è stata sposata ad un italiano dal quale ha avuto due figli, oltre ai tre che aveva avuto precedentemente, ha aperto il suo negozio di pasticceria (ora chiuso per motivi burocratici) che le è valso il premio MoneyGram 2013 per l’imprenditoria giovanile straniera in Italia. A seguito di questo premio è stata invitata in alcune trasmissioni televisive come “Radici” condotta da Demichelis su Rai 3, grazie alla quale è potuta tornare in Brasile dopo oltre vent’anni dal suo invio in Europa per rIvedere la madre che non incontrava da circa trent’anni.
Liliam è una donna molto segnata da questo passato anche se a vederla non si direbbe perché è sempre molto sorridente e solare, di fatto, è tuttora in cammino… dopo la separazione dal marito italiano si sta riprendendo in mano la propria vita un’altra volta…

Domenica 9 febbraio una serata di musica a favore del Caffè Basaglia, all'Hiroshima Mon Amour. Ti aspettiamo!!!
29/01/2020

Domenica 9 febbraio una serata di musica a favore del Caffè Basaglia, all'Hiroshima Mon Amour. Ti aspettiamo!!!

25/01/2020

Inizia così questa bella giornata all’Ambrosio Cinecafè: con la pagina intera de Il Corriere Della Sera dedicata al programma di eventi che presenteremo stasera con Associazione Arturo Ambrosio e Thehotpots! ✨

Vi aspettiamo, ore 18:30! 🍿🥂

Address

Via Mantova, 34

10153

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La nostra storia

Il Caffè Basaglia nasce: - per proporre e attivare cambiamenti dal basso e dall'interno; - per dare visibilità e opportunità alle fasce deboli (in questo caso persone con problemi psichiatrici e le loro famiglie, etc.); - per attivare una scuola territoriale permanente rivolta alla cittadinanza per informare e sensibilizzare sul tema della salute mentale, con partecipazione di tutti gli attori coinvolti (pazienti, familiari, volontari, operatori, privato sociale, associazioni); - per la creazione di una cultura delle diversità e della mescolanza che permetta il lavoro di rete sui vari pregiudizi e permetta di attivare le risorse della comunità territoriale anche attraverso momenti di scambio formativo, con Docenti, Istituzioni e testimoni provenienti dai paesi extracomunitari; - per promuovere cultura, informazione ( ad esempio con la televisione di quartiere e sul web) e dare spazio per le singole specificità intese anche come scambio di conoscenze e competenze (corsi di danza, di musica di cucina e video); - per lavorare in rete con le Istituzioni con proposte e modalità condivise e partecipate; - per occuparci dell'America Latina come importante laboratorio di cantieri sociali e promuovere scambi con le realtà di quei paesi con cui abbiamo già importanti contatti (Argentina, Messico, Cuba, Colombia e Bolivia). A quasi trentanni dalla chiusura dei manicomi non sempre si è riusciti ad attuare quella saldatura con la comunità locale che era negli intenti del legislatore: strutture ancora troppo scollegate dalla cittadinanza rendono difficile il lavoro di prevenzione e di inclusione che segua il lavoro clinico delle strutture sanitarie in un'ottica di integrazione tra reti formali e informali. Ciò azzera la possibilità per la persona colpita da malattia psichiatrica di fare esperienza della vita perché la malattia la porta ad un isolamento sociale ed affettivo, acuito anche dal pregiudizio rispetto alla malattia mentale. Da queste premesse (necessità di entrare in rete per creare soluzioni lavorative creative, riscoprire il piacere come strumento "terapeutico", orizzontalità nel senso di evitare per quanto possibile ruoli e gerarchie) nasce la nostra storia che ora vi raccontiamo. In tutte le strutture psichiatriche esistono laboratori di cucina con il proposito di acquisire autonomia, e di qui i gruppi-pranzo dei centri diurni o i corsi "alberghieri" in borsa lavoro. Il risultato finale è che chi vive in famiglia difficilmente avrà spazio e voglia per cucinare a casa, e chi vive da solo ha problemi troppo grandi per mettersi allegramente ai fornelli quando piomba nella solitudine della sua casa. Inoltre molto difficilmente potrà usare quanto imparato perché le logiche ed i tempi del lavoro non si sposano con i tempi e le difficoltà di chi soffre di un problema psichiatrico. Il locale, bar e ristorante, si trova a Torino in Via Mantova 34, negli spazi che hanno ospitato gli studi cinematografici Pastrone, culla del cinema italiano. In seguito sono stati adibiti ad opificio militare e, in ultimo, hanno ospitato alcuni studi di psicologia. Ci sono voluti oltre sedici mesi di lavoro, in massima parte volontario, per trasformare un insieme di diversi piccoli ambienti nell'attuale locale. Alla fine del 2006 abbiamo lanciato una campagna di azionariato popolare con la quale abbiamo raccolto, impegnandoci a renderli, quasi duecentomila euro utilizzati per la ristrutturazione. Una grande cucina, un salone bar con un soppalco dalle stesse dimensioni, una sala per riunioni ed una per i concerti e gli spettacoli teatrali. Data la funzione per la quale sono nati, i locali hanno soffitti molto alti e una terrazza di 150 m2. La terrazza funge da dehors e vorremmo da cinema all'aperto. Vi lavorano a turno, come camerieri ed aiuto cuochi, una ventina di pazienti, quasi cinquanta sono i volontari, due barman e un cuoco di professione. Il locale, fa parte del circuito Arci, ed è accessibile a qualsiasi associazione o singolo cittadino nell'intento di creare uno spazio fisico che funzioni da cantiere sociale, come laboratorio di pensiero in cui associazioni territoriali e singoli cittadini possano recuperare le funzioni proprie del territorio (solidarietà, informazione, partecipazione). Non a caso ci auto fregiamo del pomposo ed impegnativo titolo di "Centro di animazione sociale e culturale delle comunità".