18/02/2024
“[…]Chi scrutò nell’immenso firmamento
e apprese delle stelle, delle albe, dei tramonti
e come il fiammeggiante lume del sole si scuri
e in tempi fissi le costellazioni vengano meno
quel Conone nel chiarore celeste vide 'me'
una ciocca recisa dalla chioma di Berenice"
(Callimaco: “La chioma di Berenice”)
La storia è quella della chioma della regina cirenaica Berenice Evergete II (ca. 270–221 a.C.), moglie di Tolomeo III Evergete, di straordinaria bellezza, dai lineamenti delicati e dai lunghissimi e lucidi capelli motivo di ammirazione e d’invidia per tutte le donne. Allorché il marito dovette abbandonare l'Egitto per prendere parte ad una campagna militare in Siria, Berenice fece voto solenne di consacrare ad Afrodite la sua bellissima chioma, se il marito fosse tornato sano e salvo. Al ritorno di questo ella mantenne la promessa, e la chioma dopo qualche tempo sparì. L'astronomo di corte, Conone di Samo, matematico e astronomo greco (metà sec. 3º a. C.) affermò allora di averla ritrovata in cielo sotto forma di una costellazione che tutt'oggi è chiamata "Chioma di Berenice".
A questo personaggio si ispira la straordinaria scultura in marmo intitolata "Berenices Crinis" (La Chioma di Berenice) opera dello scultore lombardo Ambrogio Borghi (1848-1887). La statua, facente parte di un gruppo di 60 "marmi" esposti all'Exposition Universelle' del 1878, Parigi, fu definita "il più bel corpo di giovane donna che sia mai uscito vivo e palpitante da un blocco di Carrara". Il critico Charles Blanc affermò: "Il corpo della statua è di una bellezza così perfetta che si potrebbe credere che sia stata ispirata dalla fanciulla più bella d'Italia". Alta poco meno di tre metri, la Berenice di Borghi testimonia, oggi come allora, l'altissimo livello della scultura italiana di fine Ottocento, la fama dell'opera contribuì ad affermare, grazie all'avvento delle Esposizioni Universali il valore e la popolarità delle maestranze italiane nel Mondo. Borghi raffigura la regina nel tempio, con un bruciatore di incenso fumante ai suoi piedi, nell'intensa ansia dei momenti prima di sacrificare i propri capelli. Il marmo ha una verosimiglianza quasi sorprendente, poiché la superficie elastica della pelle e l'anatomia attentamente osservata vengono messe in movimento, lasciando svolazzare dietro le straordinarie trecce arricciate dei capelli.