01/06/2026
Il 42 l’ho costruito per un motivo preciso: volevo un posto dove le persone si conoscessero davvero.
Non nel senso di scambiarsi il nome e il numero. Nel senso di scoprire che la persona seduta al tavolo accanto studia biotecnologie di giorno e canta sul palco la sera e che quella contraddizione la rende infinitamente più interessante di qualsiasi presentazione che avrebbe fatto di sé stessa.
Il mio lavoro, quello che non si vede, è fare da filo. Capire chi ho davanti. Ricordare cosa gli piace, cosa l’ha fatto ridere la settimana scorsa, con chi potrebbe andare d’accordo. Non perché ci sia una strategia dietro, ma perché credo che le connessioni giuste non nascano per caso, nascono quando c’è uno spazio che le rende possibili e qualcuno che tiene la porta aperta.