13/09/2015
Davide Toffolo è un fumettista, musicista e cantante della band Tre allegri ragazzi morti, da oltre 20 anni tra i leaders della scena musicale indipendente italiana.
Artista poliedrico e mai banale, lo abbiamo contattato telefonicamente per conoscere meglio come è nato il personaggio di El Tofo, per parlare del progetto da anni portato avanti con i Tre allegri ragazzi morti e della sua passione per il fumetto, che lo ha portato a pubblicare vari lavori editoriali, l' ultimo dei quali, “Graphic novel is dead”, è diventato uno spettacolo che verrà messo in scena domenica 13 settembre a Ronciglione presso il Teatro Petrolini in uno spettacolo-concerto oranizzato dal Forum Giovani Ronciglione.
Davide, la tua carriera musicale ha inizio verso la fine degli anni '70 in un clima diverso da quello che possiamo osservare oggi: cosa è cambiato da allora nel panorama della musica indipendente?
Sono cambiate tante cose nel corso di questi anni, però allo stesso tempo, molte sono rimaste le stesse. Le difficoltà così come la voglia di cambiamento che c' è nella cosiddetta musica indipendente sono rimaste le stesse. Sono cambiate tanto le persone che la popolano. Tutte, tranne me.
Qual è l' origine della tua band, che da oltre 20 anni suona, si diverte e soprattutto fa divertire con la sua musica e il segreto per rimanere veramente liberi ed indipendenti, una scelta che è certamente lodevole ma che comporta allo stesso tempo grandi sacrifici?
Il viaggio dei Tre allegri ragazzi morti nasce per trovare una realtà diversa da quella che avevamo intorno al tempo. E' un qualcosa che è entrato a far parte della mia vita ed è molto complicato parlare in maniera oggettiva e distaccata dei miei ricordi con il gruppo perchè in qualche maniera è come parlare di me stesso.
Abbiamo fatto scelte difficili ma coerenti con quello che eravamo e che siamo ancora oggi, decidendo di non vendere la faccia, cosa che ci ha liberati da una serie di compromessi e difficoltà con cui ogni artista è costretto a confrontarsi.
Il lato negativo di questa scelta sta nel fatto che abbiamo avuto bisogno di più tempo per far capire alla gente quello che volevamo rappresentare e trasmettere, e forse a 20 anni di distanza dalla nascita di questo progetto, non sono sicuro il tempo sia bastato per esprimerlo e farlo pienamente comprendere. Questo però ci ha permesso di avere dei tempi più dilatati senza avere l' ansia e la fretta di dire o succede tutto subito o non succede niente.
Vi sentite più “uomini dei nostri tempi” o rimpiangete il clima che si respirava negli anni '90, all' inizio della vostra avventura?
Oltre ad avere la memoria corta viviamo in un costante presente, non rimpiangiamo nulla del passato anche perchè dobbiamo essere sempre pronti e presenti quando dobbiamo dare qualcosa e la dimensione nostalgica non appartiene alle nostre persone.
Oltre alla musica un altra passione che ti ha accompagnato per tutta la vita è il fumetto: come ti ci sei avvicinato?
Non pensi che sia spesso sottovalutata la sua forza comunicativa?
Mi sono avvicinato al fumetto da bambino, prima ancora di imparare a leggere, era la forma d'arte più abbordabile per un ragazzo, più facile da trovare e soprattutto la meno costosa.
Ricordo di giornalini che si compravano in edicola con pochi soldi, ed io mi sono subito appassionato alle miniature, ai disegni, ai colori...
E' un tipo di mezzo di espressione certamente sottovalutato, ma solo da chi non ha avuto la possibilità di confrontarsi attentamente con questo tipo di arte e coglierne le sfumature.
Penso che al contrario, sia fortunato chi ha avuto modo, come me, di avvicinarsi al fumetto sin da subito e meno fortunato chi invece non ha avuto questa possibilità o non riesce a comprenderlo appieno.
Ci parli di “Graphic novel is dead”?
Come è nato questo racconto che alterna le foto dei vostri tour negli stadi e la tua vita privata, in cui svesti i panni di “El Tofo” per vestire quelli di Davide Toffolo?
L' idea mi è venuta in mente durante il tour del 2013, per noi molto importante, legato al disco Nel giardino dei fantasmi.
Avevo la voglia di trasformare la mia esperienza umana in un fumetto, cosa che non avevo mai fatto prima, anche se alcune mie storie precedenti avevano elementi autobiografici.
Vivere in una dimensione più esplicitamente da personaggio pubblico, nel corso degli anni, mi ha dato la spinta; avevo la voglia di raccontarmi, di raccontare chi sono, avevo bene in mente come farlo e così è nato questo libro.
Per quanto tempo Davide Toffolo continuerà ad essere il giovane “El Tofo”?
Anagraficamente credo di non essere più il giovane “El tofo” già da un po' di anni.
Più che rimanere giovane quello che mi interessa è avere la forza di continuare a raccontare storie.
Questo è il mio lavoro, mi sono allenato tutta la vita per farlo e credo questa sia la mia missione.
Non tanto quella di rimanere giovane ma di continuare a raccontare storie.
Davide la serata del 13 settembre, presso il Teatro Petrolini, è organizzata dall' Associazione Forum Giovani Ronciglione.
Quale, tra le tue canzoni, rappresenta di più le giovani generazioni?
Certamente mi vengono subito in mente dei versi di una nostra canzone: In amore con tutti.
Mi guarda con gli occhi rotondi l'adolescente cosciente, mi osserva per copiare le mosse, l'adolescente cosciente”.
Il ragazzo che immagino io oggi è un adolescente appunto più cosciente, consapevole e capace di comprendere come funziona la vita e che magari,perchè no, mi guardi come un modello non per forza da emulare ma da cui trarre uno spunto critico.
Grazie Davide, non possiamo far altro che salutarci e darci appuntamento al 13 settembre.
Grazie a voi per la vostra carica e la vostra energia. Non vedo l' ora di essere lì e vi prometto che sarà una grande serata.
https://www.youtube.com/watch?v=eDe3JP6FowA