Scendendo da Santa Maria Maggiore, incrociando Corso Cavour, lasciata la maestà della basilica mariana e gli assi risorgimentali della città, eccoci entrati a Monti uno dei quartieri più antichi di Roma che prende il nome dalla collocazione tra i monti Esquilino, Viminale, Oppio e Quirinale. Viveri apre qui, al piano strada di un edificio angolare tra via Urbana e via Panisperna, in un incorcio sp
eciale tra due strade famose per storie note e meno note, alcune da rispolverare, altre da preservare. Fare questa scelta non è un atto neutro, come insegna Alice nel suo Paese delle Meraviglie; che la destinazione sia il Colosseo e la Roma imperiale o Piazza Venezia e la Roma barocca è su questo bivio che, molto probabile, la decisione dovrà essere presa. Viveri apre proprio qui dove una coppia bretone cerca di orientarsi girando lo smarphone tra le mani come uno yo-yo, o una famiglia di argentini si chiede perché anche Roma non sia fatta a cuadras, tanto comode per geolocalizzarsi, o uno studente d’architettura nord-europeo, col naso in aria a seguire cornicioni decorati, intonaci delabrè e ricchezza architettonica inciampando in sampietrini dissestati. Viveri apre esattamente qui, in quel punto magico dove godersi la domanda che ogni incrocio produce nella vita, concedersi una sosta per contemplare le possibilità che una via e l’altra ben presto disveleranno, per stare sospesi in equilibrio per un attimo. A quel luogo simbolico che è l’incrocio, tra strade terrestri, rotte marine e celesti, si attaccano immediatamente altri concetti potenti come: incontro e flussi di persone, identità, provenienze, Storia e storie, culture, nord-sud / est-ovest, urbanità, scelta, mèta, bivio, itinerario, esperienza. Amplia i suoi orizzonti alla cucina e drink, il nuovo locale si presenta anche su un piano culturale come il sito gli suggerisce.