22/10/2017
Sono rimasta in silenzio. Non sono riuscita neanche a cambiare espressione. Un sussulto. Uno sguardo sorpreso. Un battito di ciglia. Niente.
Mi sei solo sembrato cambiato rispetto a un anno fa. I capelli più lunghi, forse. Qualche chilo in più sul viso. Gli occhiali nuovi.
Ti ho riconosciuto solo quando mi hai guardata negli occhi. Con quel tuo sorriso beffardo. Con il rancore ancora cucito addosso. Sentirmi addosso quello sguardo, così intriso di disprezzo, mi ha resa impotente. Inerme. Nuda. E allora, come sempre, non ho detto niente.
Non ti ho detto quanto mi sei mancato il giorno di Natale, quando sotto l'albero non ho trovato il tuo pacchetto, stropicciato e senza fiocco.
Non ti ho detto che ogni Sabato sera, in macchina da sola, ho ascoltato la nostra canzone a tutto volume. E ho sperato che anche tu stessi facendo lo stesso proprio in quel momento. Come se fossimo ancora legati da un filo invisibile. Come se non si fosse rotta la magia che ha reso così f***e il nostro amore.
Non ti ho detto neanche che il giorno del mio compleanno, mentre avrei voluto averti accanto a me, non ho espresso alcun desiderio. Sapevo già che certi sogni non si avverano. Che neanche il destino ci avrebbe riportati vicini. E che a volte, forse, una realtà crudele fa meno male di un bel sogno irrealizzabile. Ho soffiato le candeline ad occhi chiusi, senza desiderare niente, senza pensare a quanto fosse vuota quella sedia accanto a me. Senza far caso al freddo che si prova quando non abbiamo accanto chi amiamo. Senza rendermi conto che tutto questo, in fondo, l'ho voluto io.
Questo è il prezzo da pagare per quelli che, come me, ad esser felici proprio non ci riescono. Per quelli che davanti alle cose belle scappano, fanno casini, sbagliano strada.
Che poi, in fondo, nonostante tutto, mi chiedo se fosse davvero quella la felicità.Viversi a mille senza mai riprendere fiato. Senza mai un attimo di tregua. Senza mai trovare il coraggio di dare un nome a quelle notti d'amore in macchina, rinchiusi in chissà quale bolla.
E vederti là, ieri, mi ha fatto capire una cosa: l'amore, quello vero e forte, avrebbe urlato a squarciagola. Non sarebbe rimasto in silenzio come me. Non ti avrebbe lasciato andar via, dopo un anno di inferno, soli e lontani.
L'amore, quello bello e puro, ti avrebbe raggiunto in ogni modo. Non si sarebbe accontentato di viverti nel ricordo. Avrebbe avuto il coraggio di chiamarti, di cercarti, di chiederti scusa. Pur sapendo di trovarsi davanti ad un muro invalicabile.
Ecco, allora credo che alle volte si debba imparare a dare il giusto nome alle cose.
Il mio silenzio, ieri, è stato forse la prova che non il nostro non era l'amore che credevamo. Che forse credevo solo io. Era passione. Malattia. Fuoco vivo. Dipendenza.
Ma l'amore, davvero, è un'altra cosa.