30/06/2026
Visto che in questi giorni stanno circolando moltissime immagini degli edifici colpiti dai fortissimi terremoti in Venezuela, proviamo a capire come funzionano le moderne normative antisismiche.
Quella di cui vi parlo è la normativa italiana, ma i principi sono comuni alla maggior parte delle normative sismiche moderne.
Partiamo da un concetto fondamentale: non esiste un edificio completamente antisismico. Non conoscendo con precisione l'intensità del terremoto che potrebbe verificarsi in futuro (la pericolosità sismica è valutata in termini probabilistici), non è possibile progettare un edificio capace di resistere senza danni a qualsiasi terremoto.
Se ci pensate è lo stesso principio della sicurezza delle automobili: un'auto progettata per proteggere gli occupanti in un incidente a 80 km/h non garantisce la stessa protezione a 300 km/h.
Come si progetta allora un edificio?
Le normative prevedono diversi terremoti di progetto, ciascuno caratterizzato da una diversa probabilità di accadere, e per ognuno fissano un obiettivo prestazionale.
Per i terremoti più frequenti la struttura deve rimanere pienamente operativa, senza danni significativi. È lo Stato Limite di Operatività (SLO), particolarmente importante per edifici strategici come ospedali, caserme e centri di protezione civile.
Per terremoti un po' più intensi si accetta la comparsa di danni limitati, purché siano riparabili con interventi economicamente sostenibili. È lo Stato Limite di Danno (SLD).
Per il terremoto di riferimento per la progettazione di un edificio ordinario (quello con un periodo di ritorno di circa 475 anni) si accetta che la struttura possa subire danni anche molto importanti. Potrebbe persino risultare più conveniente demolirla e ricostruirla. Tuttavia deve continuare a sostenere il proprio peso e consentire alle persone di uscire vive dall'edificio. È lo Stato Limite di Salvaguardia della Vita (SLV), il requisito più importante della progettazione antisismica.
Infine esistono terremoti ancora più rari e più intensi, superiori a quelli di progetto. In questo caso si accettano danni gravissimi, ma la struttura deve evitare un collasso improvviso, mantenendo una minima capacità resistente. È lo Stato Limite di Prevenzione del Collasso (SLC).
A questo punto potrebbe nascere una domanda: perché non costruiamo edifici che resistano ai terremoti più forti senza subire alcun danno?
La risposta è semplice: perché non sarebbe sostenibile. Servirebbero enormi quantità di materiali e costi proibitivi per fronteggiare eventi estremamente rari.
Le moderne normative cercano proprio questo difficile equilibrio: massimizzare la sicurezza delle persone utilizzando in modo responsabile le risorse disponibili.
Per gli edifici strategici e rilevanti, che devono rimanere operativi proprio durante e dopo un'emergenza, si adottano terremoti di progetto con periodi di ritorno più elevati. A parità di prestazione richiesta, vengono quindi considerati eventi sismici più intensi.